Home » Mondolè Ski » Storia delle stazioni del Mondolè Ski


STORIA DELLE STAZIONI DEL MONDOLE' SKI

Aggiornato 3 Maggio 2010


  In questa pagina intendiamo scorrere il libro della storia delle stazioni che compongono il Mondolè Ski. Anche se è storia recente è interessante conoscere dove e come sono nate le due prime e più importanti  stazioni integrate della provincia di Cuneo e di buona parte del Piemonte! Grazie a spunti presi dall' interessante libro del Prof. Fabrizio Bartaletti, e dalle foto "storiche" delle località cercheremo quindi di far conoscere anche a chi ancora non c' era quegli anni "pioneristici" per lo sci nel Monregalese!

(Si ringrazia il prof. associato di Geografia dell' Università di Genova, Fabrizio Bartaletti e il suo libro "LE GRANDI STAZIONI TURISTICHE NELLO SVILUPPO DELLE ALPI ITALIANE" - Patron Editore per gli spunti storici e l' archivio ARTESINA SPA per alcune foto!)

 


 

» PRATO NEVOSO

 

 

L' idea di realizzare una nuova stazione turistica in una remota contrada del Monregalese, detta allora "case Prà Nevoso", lungo le pendici occidentali del Monte Malanotte risale già al 1960 e si deve ad un imprenditore savonese, Giacomo Dodero, abituale frequentatore di Frabosa Soprana (dove possedeva una casa) ed appassionato camminatore. Fu proprio in seguito ad una delle numerose escursioni effettuate sui monti a sud di Frabosa che egli ebbe modo di constatare l' abituale abbondanza di innevamento nel sito tra il Malanotte e la Colla del Prel, dove esisteva solo una breve sciovia.

Nel 1963, Dodero costituisce assieme al Dr. Lolighetti, presidente della società CARBONAVI di Genova, la società PRATO NEVOSO SPA, allo scopo di realizzare una nuova stazione di sport invernali. Il momento sembra indubbiamente favorevole all' iniziativa. dato che il tasso di spopolamento dei paesi della Comunità Montana "Valli del Monregalese" in generale e delle 2 Frabose in particolare (-30% dal '51 al '71 per Frabosa Sottana, -40% per la Soprana) è tale da destare preoccupazione, tanto più che l' economia del comprensorio poggia su un' agricoltura in via di dissolvimento, su qualche cava di pietrisco calcareo e sabbia quarzifera e su una villeggiatura estiva concentrata a Frabosa Soprana e a Lurisia.

Per quanto concerne gli gli sport invernali, se Frabosa Soprana comincia a mostrare i suoi limiti, dovuti alle quote basse e a pendii adatti a sciatori provetti, il sito di Prato nevoso presenta caratteristiche favorevoli allo sviluppo dello sci di massa: quota di base piuttosto elevata (1480 m) ed una esposizione a nord-ovest; presenza di un singolare pianoro lievemente depresso verso il centro, ai piedi del Monte Malanotte, e con vocazione "naturale" a fungere da grenouillere e da zona di convergenza delle piste di rientro nella stazione; pendii sciabili con pendenza non elevata, che si sviluppano tutte al di sopra del limite del bosco, e relativa vicinanza a Savona (96 Km) e a Torino (100 km) oltrechè ovviamente a Cuneo (40 km). Come spesso accade per i siti prescelti per la realizzazione di nuove stazioni, manca la strada di accesso e l' unica infrastruttura esistente si riduce a una mulattiera. La convenzione stipulata col Comune di Frabosa Sottana prevede l' obbligo da parte della società PRATO NEVOSO di realizzare le fognature, l' acquedotto e la strada carrozzabile, la cui manutenzione dovrà essere a carico della società per 15 anni, mentre il Comune cede in cambio circa 100 ha di terreno, che ha provveduto in via preliminare ad acquistare dai singoli proprietari, al prezzo di 23 milioni di Lire di allora (1963).

Gli skilift "Giallo" e "Blu", per 30 anni simbolo di Prato Nevoso!

 

Nel 1963 viene dunque elaborato dal geom. Lanza il progetto della strada, lunga 3 km dal Bivio Bergamini e con sette tornanti: i lavori per la sua realizzazione, iniziati nel 1965, sono ultimati nello stesso anno, e raggiungono il costo di 1 miliardo di Lire di allora (la carrozzabile verrà asfaltata due anni dopo nel 1967). La nascita di Prato Nevoso dal punto di vista urbanistico risale però al 1966, quando l' architetto Accinelli di Finale Ligure realizza l' Hotel Mondolè, grosso complesso che con i suoi spioventi molto inclinati avrebbe dovuto costituire il modello di riferimento per le costruzioni successive; il centro civico della nuova località, comprendente anche la chiesa, viene realizzato dallo stesso architetto un po' più in alto, a quota 1600 lungo le pendici del Monte Malanotte. Va sottolineata l' opportunità della scelta di concentrare l' urbanizzazione sul lato orientale della conca per lasciare completamente libero lo spazio (circa 90.000 mq) destinato ad accogliere l' arrivo delle piste, la grenouillere, un campo di pattinaggio su ghiaccio, un piccolo anello per lo sci di fondo; questa soluzione ha peraltro comportato la necessità di sviluppare verso l' alto - attualmente le costruzioni più avanzate si spingono fino a quota 1710, appena 30 m al di sotto della vetta del Malanotte- con conseguenti notevoli difficoltà di spostamento all' interno della stazione (forte dislivello, distanza), che tra la parte bassa e la parte alta presenta anche differenti condizioni micro-climatiche (in alto il vento si fa sentire, la strada è spesso gelata, la nebbia più frequente). L' ultimo intervento urbanistico effettuato dalla PRATO NEVOSO SPA è la famosa, lunga "galleria" commerciale, un porticato che si sviluppa per una lunghezza di circa 300 m da quota 1480 a quota 1510 e situato quindi all' ingresso della stazione, che richiama analoghi interventi effettuati nei più moderni centri turistici francesi.

La "Conca" nei primi anni '60: si scorge in lontananza l' Hotel "Mondolè", unica costruzione della parte bassa di Prato

 

Tutte le costruzioni realizzate a partire dalla fine degli anni '60 (altri 4 alberghi, un residence e ben 3800 alloggi, opera di decine di differenti architetti) non hanno osservato alcun principio di organicità e si sono sviluppate nella più completa anarchia; d' altra parte la PRATO NEVOSO SPA anzichè pianificare e realizzare l' intero complesso mantenendo la gestione delle attività sportive, ricreative e delle strutture ricettive - come avviene nelle stazioni integrate- si è limitata alla fase iniziale dell' operazione (acquisizione dei terreni e realizzazione dei primi immobili) per poi vendere a singoli gruppi immobiliari o  a privati lotti di terreno edificabile, limitandosi a blande raccomandazioni sull' opportunità di seguire lo stile delle prime costruzioni.

Gli impianti di Prato Nevoso a fine anni '60

 

Le volumetrie realizzate sono indubbiamente ingenti (è stato autorizzato l' indice 3 mc per 1 mq) e gli immobili si dispongono "a gradinata" lungo l' acclive pendio che scende dal Malanotte, in buona parte negli spazi compresi tra i tornanti della strada che si arrampica verso la vetta della montagna, differendo molto, quanto a forme architettoniche, dagli edifici a spioventi molto inclinati della parte bassa. La ricettività dei 3800 appartamenti-senza contare le nuove realizzazioni degli ultimi anni in Conca- , applicando il coefficiente di 4 letti per alloggio - giustificabile con le ridotte dimensioni di tali unità abitative - sarebbe di 15.200 letti, ma l' affollamento  che in essi si registra in ogni periodo di punta e nei fine settimana consiglierebbe di elevare la stima ad almeno 17-18.000 letti, cui si aggiungono le migliaia di pendolari del sabato e della domenica (ne sono stati calcolati anche 10.000 in un solo giorno). Nei 6 esercizi alberghieri si registrano invece appena 360 letti (di cui 150 nel solo "Grande Albergo Mondolè") a testimonianza dell' enorme squilibrio esistente fra ricettività in seconde case e ricettività  "commerciabile". Questa ingente massa di turisti - in buona parte sciatori, dato il carattere della stazione, che poco si presta allo shopping o al tranquillo relax invernale. Si deve infine osservare che Prato nevoso è divenuto un centro permanentemente abitato, nel quale si contavano nel 1971 36 residenti, saliti a 72 nel 1981, le cui attività sono ovviamente legate alla manutenzione degli alloggi e all' apertura degli alberghi e degli esercizi commerciali.

La zona della Balma con l' Albergo "Allegro" prima che vi giungessero gli impianti

 

Sono da rilevare ancora le vicende finanziarie per cui nel 1979 la società che controllava la PRATO NEVOSO SPA e cioè la NAI (ex-CARBONAVI) di Genova, è diventata di proprietà dell' imprenditore genovese Mantovani e alla metà degli anni '80 è stata assorbita dalla finanziaria GEROLIMICH, pure con sede a Genova. Nel 1991 si assiste allo scorporo della PRATO NEVOSO SRL (ex SPA) che si occupa dei terreni ancora edificabili (per una volumetria di 184.000 mc) dalla PRATO NEVOSO SKI SRL che possiede gli impianti di risalita. Negli ultimi anni la proprietà di quest' ultima è passata ancora di mano ed ora il comando è posseduto da una cordata di imprenditori locali e liguri.

Bisogna segnalare infine la grande espansione edilizia iniziata qualche anno fa, e non ancora conclusa, denominata "Stalle Lunghe" che vede la creazione di un borgo autonomo, ma con un certo stile architettonico in sintonia con quello iniziale di Prato Nevoso, sul versante opposto della Conca. L' operazione ha permesso anche la sostituzione di diversi impianti e ha dato impulso ad una nuova vita, anche estiva, per Prato Nevoso.

 

IL PRIMO IMPIANTO DI INNEVAMENTO DI PRATO NEVOSO

(da Quota Neve del Febbraio 1993)

 

La Tecnineve quest'anno (1993) ha realizzato tre impianti nel cuneese, a Limone Piemonte, a Frabosa Soprana e a Prato Nevoso, portando così a sei gli impianti operativi nella Alpi Marittime, con 16 innevatori Turbocristal, particolare decisamente significativo, che innevano tra quota 850 mt. e 1600 metri. Prato Nevoso ha risolto il problema dell'innevamento della parte centrale del suo territorio sciabile: sul piano tecnico ha fatto ricorso ad una soluzione in bassa pressione, con progettazione e componentistica fornita dalla ditta Tecnineve, stazione di pompaggio e relativi quadri di governo dalla Gallo Pelizza e torre di raffreddamento dalla Ilmed. Sul piano finanziario è stata elaborata una formula di finanziamento su misura alle necessità della località. Il finanziamento dell'operazione "neve" ha visto impegnati i proprietari di alloggi ( quote minime da 200.000 lire) e gli operatori economici, quest'ultimi in una forma di quasi autotassazione per categorie e sulla base del giro di affari; con restituzione del prestito, da parte della Prato Nevoso S.p.A. e sull'arco di due stagioni, con biglietti di impianti ( specie stagionali) mediamente scontati del 20-25%; per gli operatori economici la formula ha previsto pure una restituzione in denaro senza interesse. Da notare che la formula è stata suggerita da alcuni operatori economici toccati dalle conseguenze di lunghi periodi di inattività per mancanza di neve. La zona innevata riguarda due piste servite da tre sciovie doppie (Giallo e Blu, Arlecchino 1 e 2, Arcobaleno 1 e 2) tra quota 1467 metri e quota 1790 metri; servendo anche le piste di risalita delle sei sciovie interessate. Per 2.400 metri di piste sciistiche con tratti che superano i 100 metri di larghezza, 1.700 metri di risalite di sciovie, per una superficie complessiva che supera i sette ettari. Il rifornimento idrico è stato individuato nel troppo pieno dell'acquedotto che serve l'abitato di Prato Nevoso. Una risorsa su cui difficilmente si può far conto nei periodi festivi e quindi, data anche la disponibilità di un terreno particolarmente adatto a quota 1.650 metri, è stato realizzato un bacino di accumulo di 3.500 metri cubi; nei suoi pressi è stata installata la centrale di pompaggio, affiancata da un piccolo bacino di accumulo posto sotto la torre di raffreddamento ( di costruzione Ilmed e mascherata da doghe di legno, raggiungendo un buon effetto visivo). Il sistema di pompaggio dell'acqua prevede una pompa immersa bel bacino (90 metri cubi all'ora per 8 bar) la quale normalmente rifornisce la torre di raffreddamento; in questo caso l'acqua raffreddata cade in un serbatoio sottostante da dove si riforniscono per gravità le pompe principali (entrambe da 55 metri cubi all'ora per 30 bar).Il collegamento tra bacino e stazione di pompaggio è stato dotato di by-pass automatico in modo da poter evitare il passaggio nella torre di raffreddamento e sommare la pressione della pompa sommersa con quella delle pompe principali. Si ottiene così una configurazione di pompaggio che, ponendo le pompe principali in parallelo o in serie ed escludendo o meno la torre di raffreddamento, consente di operare con una scelta di pressioni che varia dalle 30 alle 70 atmosfere. Opzione particolarmente interessante specie utilizzando le turbine Turbocristal che hanno dimostrato di arrivare a produzioni doppie passando da 18 a 50 atmosfere. Tutte queste possibilità sono gestibili automaticamente dal quadro comando che contiene due PC: uno che pilota gli otto programmi inseriti e l'altro che sovraintende all'impianto di pompaggio ed alle sue protezioni. La parte di automatismo interessa anche la linea, in quanto le colonnine sono collegate alla sala di pompaggio e dotate di due pulsanti; premendo un pulsante viene azionata la sequenza di avviamento, scegliendo il programma in funzione della temperatura ambiente; vi è anche una segnalazione di ritorno in modo da sapere quando l'impianto è carico per operare l'avviamento cannone; il secondo pulsante consente l'arresto di emergenza. Tutto l'impianto è stato dotato di linea a 12 fili per una futura messa in rete delle turbine Turbocristal automatiche. L'introduzione di valvole automatiche nei pozzetti e l'utilizzo del tipo semirigido consentiranno, unitariamente alla messa in rete dei cannoni, il raggiungimento di automatismo integrale, in quanto la descritta sequenza di avviamento delle pompe può essere gestita dai cannoni o dal computer centrale. Attualmente operano a Prato Nevoso cinque turbine Turbocristal del tipo automatico fornite dalla Tecnineve, che ha anche svolto funzione di direzione lavori, mentre tutti i lavori sul terreno sono stati realizzati in economia dalla Prato Nevoso S.p.A.


» ARTESINA

 

La stazione sorge a quota 1270 alla testata della Val Maudagna, a 8 km a sud di Frabosa Sottana, in un sito piuttosto anomalo per la realizzazione di nuovi centri turistici pianificati: fondovalle stretto e incassato, assenza di un' ampia conca dal fondo pianeggiante e di pendii con ripiani comodamente edificabili, l' unico vantaggio essendo costituito dall' esposizione a nord del bacino sciabile.

All' inizio degli anni '60 è l' Ingegner Modena, capo dell' ufficio tecnico del Comune di Savona, che dopo alcune ricognizioni sul posto si convince dell' opportunità di realizzare una nuova stazione ai piedi della Cima Durand (2092 m). Illustra dunque la sua idea a due amici, gli imprenditori Conti e Palmieri, pure di Savona, che entusiasti del progetto, fondano nel 1962 la società ARTESINA SPA. nel frattempo Modena, con singolare tempismo aveva provveduto a chiedere al Comune di Frabosa Sottana, nel quale è compresa la località, un' opzione sui terreni siti nella cerchia montana compresa fra il Monte Malanotte e la Cima Durand, battendo quindi sul tempo altri promotori che avessero eventualmente maturato l' idea di realizzare una nuova stazione sciistica in quelle montagne.

 

La zona dei "Quarti" negli anni '60: a sn il primo skilift modello-Poma che aveva la partenza ad Artesina-1300

 

Questa mossa si rivelerà in effetti economicamente vincente, in quanto l' anno successivo la società ARTESINA SPA cederà alla PRATO NEVOSO SPA una parte di tale diritto esclusivo (concernente appunto i terreni nei quali sarebbe sorta poi la stazione di Prato Nevoso), in cambio della realizzazione della strada carrozzabile di accesso fino al Bivio Bergamini (più naturalmente le opere di urbanizzazione primaria). La progettazione plani-volumetrica del nuovo insediamento viene affidata all' architetto Vietti, che disegna una serie di edifici alti una decina di piani, con tinteggiatura esterna color marrone ad esclusione della parte mansardata (a tetto Orizzontale), che si sviluppa in genere su due o tre piani. Questi massicci immobili, che presentano una singolare pianta a denti di sega" per fornire maggiore soleggiamento agli appartamenti, vengono scaglionati a varie quote lungo i ripidi pendii ad ovest (4 condomini in tutto fino ad un' altitudine di 1360 m) e ad est del fondovalle. Tuttavia le modifiche apportate al progetto iniziale e il cedimento a terzi del diritto di costruire nella parte prossima al fondovalle han fatto sì che venissero realizzati edifici in stile diverso e generalmente più banale, specialmente nel settore occidentale, mentre dal lato opposto la disomogeneità concerne la presenza di due grandi costruzioni a spioventi molto inclinati simili ai primi immobili realizzati a Prato Nevoso.

 

Artesina-1300 agli esordi: si iniziano a costruire i primi condomini

 

  

Se non si riusciva a salire da Artesina-1300 ai "Quarti" con lo skilift (a dx), bisognava farsela a piedi (a sn)

 

Il nucleo commerciale della località, che dunque è venuta a perdere quel carattere di piccola stazione integrata che inizialmente sembrava voler assumere, pur mantenendo l' aspetto e la struttura di una stazione pianificata, si situa a quota 1315 sul pendio ad oriente del solco vallivo, che gode di una favorevole esposizione a ovest; ma il maggior inconveniente, oltre alla ristrettezza del sito e alle sue scarse attrattive paesaggistiche, consiste proprio nella mancanza di un vero e proprio "centro", suddiviso com'è l' abitato in due tronconi ed aggrappato a pendii alquanto acclivi. In compenso l' innevamento risulta in genere lievemente più abbondante e duraturo rispetto alla vicina Prato Nevoso, grazie alla favorevole esposizione e le piste appaiono caratterizzate da una maggiore varietà di esposizione e di difficoltà.

A sn i primi battipista "Prinoth" (sullo sfondo lo skilift "Mondolè"); a dx il primo skilift "Pogliola"

 

Il complesso immobiliare della stazione, che si estende su una superficie relativamente modesta (circa 35 ha, compresi i piazzali per il parcheggio) ed accoglie ufficialmente 17 residenti (censimento 1981), consta di 1850 appartamenti per una volumetria complessiva di 240.000 mc e una ricettività stimabile in 7400 letti (di cui 400 in appartamenti affittati a rotazione settimanale), oltre ai 130 presenti nell' unico albergo esistente. Dal punto di vista strettamente sciistico Artesina consta di una decina di impianti che si spingono fino a 2100 m di quota e presentano una potenza (portata oraria x dislivello) che, limitatamente alla provincia di Cuneo, è inferiore solo a quella di Limone.

Il primo impianto che portava da Artesina-1300 a Sella Pogliola era una cestovia

 

Oggi la società ARTESINA SPA possiede l' albergo, i servizi (ristoranti, bar, negozi, dati in affitto o in gestione a terzi) e 30 appartamenti che affitta a rotazione; dal punto di vista dello sviluppo immobiliare, negli anni '90 gli imprenditori Conti e Palmieri hanno costituito due diverse società, la EDILPUNT SRL il primo e la EDILFORM SRL il secondo, consociate alla ARTESINA SPA, che dovrebbe realizzare altri appartamenti per 30.000 mc, oltre a portare avanti lo sviluppo degli impianti sciistici e delle piste, che nei prossimi anni prevede la sostituzione degli impianti in scadenza (in primis il "Rocche Giardina") e l' ampliamento delle piste servite dall' innevamento artificiale.

 


 

» FRABOSA SOPRANA

 



Frabosa Soprana è stata la prima località del comprensorio a conoscere e sperimentare lo sci moderno e la prima, seconda in provincia solo a Limone, ad avere un impianto di risalita. La località ha conosciuto un periodo molto florido tra gli anni '60 e '70 arrivando a contare 1 cabinovia (unica in provincia e una delle primissime ad agganciamento automatico in Italia), 2 seggiovie e una decina di skilift. Poi il crescente successo delle vicine stazioni di Prato nevoso e Artesina, unito alla bassa quota della partenza degli impianti e al fatto di avere piste piuttosto tecniche ha portato ad un momento di crisi per la stazione. Negli ultimi anni con la costruzione delle 2 seggiovie biposto del Malanotte, del collegamento con Prato nevoso e, ora, con il recupero della seggiovia del Monte Moro, si spera che possa tornare ad avere un ruolo importante all' interno del comprensorio del Mondolè Ski.

Voglio qui ricordare solo i due impianti più prestigiosi che la località ha avuto e cioè i due assi principali che dal fondovalle portavano sui Monti Moro e Malanotte.

Cartina di metà anni '70: momento di massimo sviluppo impiantistico della località

 

Nel 1948 infatti si inaugura la seggiovia monoposto di costruzione Marchisio che dal paese (a 900 m di quota) porta quasi sulla cima del Monte Moro (a quota 1680 circa). Per l' epoca si tratta di un impianto molto prestigioso che fece fare un vero e proprio salto di qualità alla montagna monregalese avvicinandola ai centri di sci più prestigiosi dell' epoca. La seggiovia ha subito alcune modifiche tecniche nel corso dei decenni, ma è ancora lì...al proprio posto. Proprio nell' estate 2007 ha subito un' importante revisione tecnica che ne ha permesso di prolungare la vita tecnica fino al 2031.

Di seguito alcune foto dell' impianto e un video girato da mio nonno nell' estate 1956 che mostra l' impianto da pochi anni inaugurato e la conca della futura Prato Nevoso, allora ancora del Prel, senza nessuna costruzione, a parte un piccolo alberghetto (ora trasformato in condominio) denominato "Del Prel".

 

A sn la stazione di arrivo e a dx quella di partenza della seggiovia

 

 

 

Video della seggiovia e della conca del Prel girato in "super-8" nell' estate 1956

 

Qui di seguito un racconto raccolto da Silvia Leoncini, sull' opera di ricostruzione della seggiovia del Monte Moro, eseguita nell' estate 2007, con la collaborazione di tutto il paese:

 

L’EPOPEA NOSTRANA DI UNA SEGGIOVIA FATTA A MANO (di Silvia Leoncini)
Sessant’anni fa e’ nata a Frabosa Soprana la seggiovia piu’ lunga d’Europa


E’ una sera di novembre e sono seduta attorno al grande tavolo della cucina
dell’Albergo Edelweiss a Frabosa Soprana, in mezzo a Frabosani Doc e ad altri di
adozione.
Due signori gia’ “di età”, ma decisamente pimpanti, se la stanno raccontando, in
dialetto stretto, dei bei tempi passati e di quando Frabosa decise di promuoversi e
diventare una stazione sciistica “moderna”, cioe’ dotata di impianti di risalita.
Noi altri “piu’ giovani” –tutto e’ relativo!- stiamo cercando di non perdere il filo, ma non
e’ facilissimo, perche’ parlano entrambi contemporaneamente con grande eccitazione.
Eppure siamo tutti qui per ascoltare il racconto degli epici inizi della stazione
sciistica, percio’ supplichiamo per un po’ di ordine.
Per non mettere in soggezione nessuno, non uso il registratore: spero mi bastino carta
e penna.
“Parla ti!” dice Vincenzo Bertolino
“No, parla ti!” - ribatte il suo amico Bruno Liprandi, l’albergatore che ci ospita.
E alla fine Vincenzo non si fa pregare: sorride, nasconde per un istante il viso con una
mano, come per timidezza, tenta di incassare la testa tra le spalle, e poi incomincia: e’
del 1925, ed e’ stato il primo macchinista della storica seggiovia di Monte Moro, ma e’
anche giovanile, simpatico e brillante, ricorda alla perfezione tutto di quegli anni, e ne
parla con incredibile entusiasmo, come se si trattasse di raccontare dell’incontro con
la donna della sua vita… e tra parentesi c’e’ anche questo, nella storia.
“La seggiovia era bella… e poi non ce n’erano mica tante in Piemonte… la ditta
Marchisio, che l’ha costruita, nel 1948 ne ha impiantate tre: a Limone Piemonte sulla
pista del Cross, a Clavière sui Monti della Luna e qui da noi, solo che la nostra era la
piu’ lunga e la piu’ bella di tutte, anzi la piu’ lunga d’Europa.
L’idea l’hanno avuta un po’ tutti i Frabosani e gli albergatori insieme a Genio Bonicco
(Eugenio, n.d.r.), che era squadra con Zeno Colo’, ed e’ stato alle Olimpiadi di
St.Moritz, e aveva visto le stazioni moderne.
Lui andava forte: non come Colo’, perche’ mi ha raccontato che la volta che e’ andato
piu’ forte Zeno gli ha comunque dato 5 secondi, ma andava forte, era nei primi 6 della
squadra, e diceva che ci voleva la seggiovia.
I soldi -eravamo nel ‘48 e ce n’erano pochi- ce li ha messi la famiglia Tomatis,
originaria di Magliano Alpi, titolare della Benese Autolinee, e ci son voluti 25.000.000
di lire per fare l’impianto.
Il tracciato l’ ha fatto Genio, che era l’unico che capiva qualcosa davvero di seggiovie e
ne aveva viste: e’ salito lungo la diretta del Moro a tagliare gli alberi, e li’ noi abbiamo
messo su i pali.
La Societa’ proprietaria della seggiovia si chiamava SICAV e gestiva anche la Grotta
di Bossea: amministratore era il dott. Chiesa, presidente della Camera di Commercio di
Cuneo, mentre il Sig. Tomatis era il presidente, e poi c’era il cav. Loser, che aveva
fatto tanto per Frabosa, ma purtroppo e’ morto subito nel 1949.
Al suo posto, come dirigente responsabile, e’ entrato un mio parente, Giuseppe
Bertolino.
Abbiamo cominciato il 9 settembre del 1948 e, siccome nell’autunno non e’ nevicato,
abbiamo lavorato sempre come muli e si e’ collaudata presto, perche’ poi l’abbiamo
inaugurata il 19 dicembre 1948 e il 24, alla Vigilia, ha cominciato a funzionare, per
Natale.”
Gli brillano gli occhi: e’ commosso e fierissimo che abbiamo interpellato lui, e proprio
lui, come “memoria storica” dell’impresa.
“La struttura in cemento armato di sostegno e l’orditura in legno della copertura le ha
fatte Giovanni Liprandi, detto Giuanin D’ Ganote –a Frabosa tutti hanno un
soprannome, n.d.r.- che era carpentiere capo, insieme a Giuanin e Pinotu D’ Delaide,
che erano di Alma Ressia.
I pali sono stati duri da portar su, e li abbiamo trascinati a mano, tutti quanti.
Il motore nel 1948 era in basso per fortuna, ma la cosa piu’ difficile e’ stata far
arrivare la grande ruota su a 1700 metri, perche’ la strada di Prato Nevoso non c’era:
e’ salita su per la diretta, tirata, come al solito, a spalla da tutti noi, che poi ci
fermavamo a bere alla fontana della Milizia.”
Fa una pausa, Bertolino, perche’ e’ uno che parla con tanta gente, e lo sa quando una
pausa e’ di effetto davvero!
E qui, nel mezzo di un’impresa titanica da Signore degli Anelli, una pausa ci sta,
eccome.
“Per portar su la sabbia non andava male, perche’ arrivava fino ai Lanza con il camion e
poi la portavano coi muli Mario Caramello, insieme a I Brusa , al papa’ di Francesco
Bergonzo, a Giuseppe Ramondetti e a Bertolino Ninu, il papa’ di Guido , ma il cemento
ce lo mettevamo noi in spalla al mattino.
Avevamo un trattore con un verricello e 150 metri di cavo per farlo salire: ogni giorno
si andava piu’ su, poi si lasciava li’ il trattore e la sera si scendeva a piedi, cosi’ la
mattina dopo di buonora ci si metteva in spalla un sacco da 50 kg di cemento a testa e
si saliva a piedi fino al trattore, per cominciare a lavorare.
A semplificare il lavoro c’era poi un altro trattore della ditta Cervella di Mondovi’ e
due buoi del Biondo della Lama e il bue di un mezzadro del parroco, che si chiamava
Felice Gastone ed era il papa’ di Beppe, quel maestro di sci, poverino, che poi e’ morto
sotto la valanga.”
Lo guardiamo tutti come un superuomo per la sua memoria… lui sorride e continua:
“Mario Siccardi D’ Salieri, poi, era un toro: una volta gli han messo in spalla 3 quintali
di cemento e li ha portati su da solo.
E la corda? La corda l’han tirata su a mano un po’ tutti, duecento persone almeno, che
il Parroco Don Botto aveva invitate durante la messa, e poi andava a fermarne delle
altre per strada, perche’ era un lavoro duro.
Abbiamo montato per ultimi i 94 seggiolini.
Alla fine tutto era pronto, e avevamo fatto anche un punto in cui il cavo a salire era
ribassato e passava vicino ad un assito: era su all’arrivo dello skilift Rododendro (che
e’ venuto dopo, n.d.r., ed arrivava all’attaccatura dei pini della cima), perche’ mica tutti
aveva coraggio per fare tutta la discesa, e si fermavano piu’ sotto.
Si chiamava stazione intermedia e li’ due volte e’ scarrucolato il cavo, negli anni,
perche’ la gente si buttava giu’ male dal seggiolino.
Poi tutto era pronto, e si son cercati gli operai per il funzionamento”
Un guizzo negli occhi, e capiamo subito che sta per darci una notizia importante.
“Io abitavo a Sottana, ed avevo la patente per i camion, e non erano in tanti ad averla
in quel periodo, quindi era fuori discussione: ero proprio titolato a fare il macchinista!
Insieme a me lavoravano Valerio Scarrone (che e’ ancora un arzillo novantatreenne,
n.d.r.) e Pierino Siccardi, detto Nebbia.
Nebbia e’ poi stato sostituito da Pietro Roattino, detto Fifri, perche’ il tecnico
torinese che aveva messo su la seggiovia si era trasferito in Bolivia a montare impianti
e aveva fatto andare giu’ anche Nebbia, che per cinque o sei anni ha lavorato la’, e
insieme cercavano anche l’oro.
Quando e’ tornato, Pierino Nebbia si e’ sposato, ha avuto tre figli ed ha abitato
all’Alma, ma e’ morto a Prato Nevoso.
Il primo bigliettaio e’ stato Pietro Rulfi, cioe’ Piero del Bossea, poi sostituito tra il ’54
e il ‘59 da Domenico Rulfi, che era studente di Medicina (ed ora e’ il dott. Rulfi, cui va
un caldo ringraziamento per aver letto e confermato quanto scritto in questa
intervista, n.d.r.), e lavorava alla biglietteria nei fine settimana in inverno, durante le
festivita’ natalizie e poi tutti i giorni in estate, da luglio a settembre.
Comunque alla fine era tutto pronto, anche il Bar della Seggiovia, che era gestito dagli
stessi del Bar Aragno di Mondovi, e si e’ fatta l’inaugurazione il 19 dicembre.
Erano presenti i Sindaci di Frabosa Soprana e Sottana, Don Botto per la benedizione e
Miss Sorriso, che era una signorina di Savona, insieme a Miss Valligiana, Ida Bottero.
Il biglietto di sola salita costava 280 lire normale e 250 lire ridotto, la discesa
costava sempre 150 e l’andata e ritorno 380 lire normale e 350 ridotta.”
Restiamo tutti in silenzio, storditi da questo resoconto d’altri tempi.
Poi la storia riprende, perche’ Vincenzo ha ancora molto da raccontare, e c’e’ in
particolare qualcosa che gli sta a cuore.
“Nel 1950 abbiamo iniziato la costruzione della Baita delle Stelle, in cima, portando su
il materiale con la seggiovia, e ci abbiamo poi lavorato tutti noi addetti all’ impianto.
Ci son voluti 2 anni, ma alla fine era proprio bello il locale, con tanto di doppie finestre
panoramiche e terrazza per prendere il sole, e fu dato in gestione a Francesco De
Negri che gestiva adesso anche il bar della Seggiovia, in basso, grazie alla
collaborazione di sua sorella Maddalena.”
Si avverte una particolare commozione, ma ancora non indoviniamo il perche’.
“Alla Baita delle Stelle nel ’53 ho conosciuto mia moglie, che faceva la cameriera
lassu’, ci siamo sposati nel ’56 e mia figlia Patrizia e’ nata a luglio del ’62 e adesso ha
due figli, mentre mia moglie, poverina, e’ morta a 67 anni.”
E’ un momento difficile in cui nessuno sa cosa dire, ma e’ lo stesso Vincenzo che si
riprende e chiede:
“Cosa posso raccontarvi ancora?
Le piste si battevano a piedi, perche’ i gatti sono comparsi solo nel 1968-69: la
squadra dei battipista procedeva a scaletta, come facevano i militari, agli ordini del
capo, che era Virginio Bottero.
Per andare a soccorrere gli infortunati si caricava il toboga su un seggiolino, e ci
voleva del tempo prima di intervenire, perche’ la salita durava 20 minuti.
Incidenti non ce ne sono mai stati, per fortuna, ma a pieno carico a volte il cavo
slittava sulla ruota a valle, perche’ il motore era in basso e anziche’ tirare doveva
spingere.
A Clavière per lo stesso motivo era successo un incidente mortale, e il capo
macchinista era finito nei guai, percio’ io quando c’era tanta gente facevo passare
anche dei seggiolini vuoti, per alleggerire il carico, anche se e’ chiaro che erano soldi
che la societa’ perdeva, perche’ quei biglietti di salita non si incassavano.
Quest’ operazione non era ben vista, ma credo abbia salvato tutti da un sacco di
grane.
E comunque alla fine degli anni ’50, in un’estate in cui al Prel avevano messo su il tiro al
piattello, ne abbiamo portata di gente! E’ stato un incasso enorme.
Si lavorava piu’ in estate che in inverno, perche’ la strada per salire al Prel ed alla
Balma non c’era (e’ nata con Artesina, nel 1964 e seguenti, n.d.r.) e con la seggiovia
potevano andar su tutti: ricordo incassi di 700.000 lire, anche 800.000 al giorno, e la
seggiovia funzionava dall’alba al tramonto.
Poi nel 1958 e’ scaduto il collaudo e la seggiovia e’ stata rifatta tutta: pali nuovi piu’
grossi fissati su nuovi plinti in cemento, una nuova linea elettrica con pali in legno,
nuovi anche motore, riduttore e pulegge.
Il motore e’ stato messo in alto e funzionava meglio, perche’ tirava, infatti il cavo non
e’ mai scarrucolato, anzi si sono montati quasi 200 seggiolini.
Tutto cio’ che si e’ potuto si e’ portato su con la vecchia seggiovia, prima di smontarla.
Ha portato su anche la fune, che e’ stata fatta girare nella puleggia e tirata verso
valle da un trattore: a meta’ questo da solo non ce la faceva e se ne e’ chiamato un
secondo in aggiunta.
Tutta l’operazione si e’ fatta in un anno circa.
La ruota in alto e’ stata trasportata con mezzi nostri fino al Prel, ma per mandarla
sulla cime del Moro ci e’ voluto un cingolato venuto apposta da Villanova.
Si lavorava in tre, poi: due macchinisti giu’, uno su, ed in inverno uno a turno dormiva in
alto, per avviare il motore e controllare.
Ho passato tante notti alla Baita delle Stelle… era fantastico!
Una delle cose piu’ belle che ricordo, pero’, e’ l’eclissi totale di sole del 1961… si’, mi
pare proprio che l’anno fosse quello, perche’ mia figlia non era ancora nata: abbiamo
fatto partire la seggiovia presto e alle 7 del mattino eravamo gia’ su in almeno 50
persone, a vedere la luna che passava davanti al sole, che diventava tutto nero.
Sara’ durato al massimo 3 minuti, ma non lo dimentichero’ mai.
Poi nel 1963 sono andato in pensione e ho aperto una panetteria a Cuneo, che e’ andata
avanti proprio bene, ma quelli del Monte Moro sono stati anni magnifici! “
Tutti noi, ed in particolare io, che ho tentato di prendere appunti, tra divagazioni e
mille interruzioni, non possiamo che essere d’accordo: e’ stata un’epopea mitica che
merita di essere ricordata con la lucidita’ e l’entusiasmo di cui Vincenzo Bertolino, 83
anni il prossimo gennaio, ci ha dato un cosi’ lampante e suggestivo esempio.

 

 

L' altro impianto prestigioso di Frabosa Soprana è stata la cabinovia Mongrosso-Malanotte che con un balzo di quasi 2.5 km e 700 m di dislivello portava quasi sulla cima del Monte Malanotte (a quota 1741 m). Costruita a metà anni '70 era per l' epoca uno dei primi impianti ad "agganciamento automatico": nelle stazioni di partenza ed arrivo la morsa delle cabinette a 4 posti si sganciava dalla fune principale e correva su un circuito proprio. Quando si doveva riammorsare alla fune portante/traente un manovratore eseguiva l' operazione a mano e la cabina partiva alla velocità normale. L' impianto ha terminato di funzionare a metà anni '80 per sopraggiunti motivi economici, anche perchè non era andata in porto l' operazione di sviluppo edilizio della zona di Mongrosso per cui la cabinovia doveva costituire il fiore all' occhiello dell' operazione. La linea è stata attrezzata pochi anni fa con 2 seggiovie di costruzione Doppelmayr che in 2 tronchi raggiungono ugualmente la cima del Malanotte e permettono ora il collegamento con la vicina stazione di Prato Nevoso. Di seguito alcune foto:

A sn la linea in prossimità della stazione di arrivo; a dx in prossimità di quella di partenza

 

A sn il manovratore riammorsa la cabina alla fune; a dx l' interno della stazione di arrivo col motore principale

 

A sn la stazione di partenza a Mongrosso; a dx un passaggio della cabina sulla linea


 

ELENCO IMPIANTI REALIZZATI NEL MONDOLE'

Questo elenco realizzato da Luca Rancati, vuole essere un modo per ricordare tutti gli impianti realizzati nel comprensorio del Mondolè. Se ci fossero inesattezze o mancassero dei dati, comunicatecelo e correggeremo!

 

STAZIONE

TIPO

IMPIANTO

COSTRUTTORE

ANNO

FRABOSA

2-CLF

MALANOTTE-PREL

GRAFFER

2006

PRATO

6-CLD

CAUDANO-VALLON

DOPPELMAYR

2006

ARTESINA

2-CLF

BORRELLO-TURRA

CCM

2005

ARTESINA

2-CLF

RASTELLO-BORRELLO

CCM

2005

ARTESINA

4-CLF

ARTESINA-POGLIOLA

LEITNER

2005

ARTESINA

1-SL

CIMA DURAND

CCM

2003

PRATO

2-CLF

ROSSA

CCM

2000

ARTESINA

2-CLF

MONDOLE'-COLLA BAUZANO

CCM

2000

(*) seggiovia Leitner usata ex Combemar-Colle di Fourclaz La Thuile (1984)

FRABOSA

2-CLF

MONGROSSO-BURRINO

DOPPELMAYR

1999

FRABOSA

2-CLF

BURRINO-MALANOTTE

DOPPELMAYR

1999

ARTESINA

2-CLF

COLLETTO

CCM

1999

(*) seggiovia Nascivera usata ex Predazzo

PRATO

4-CLF

BLU

DOPPELMAYR

1998

PRATO

2-CLF

VERDE

CCM

1997

(*) riposizionata a Pian del Frais sulla linea Frais-Sauzea (2007)

PRATO

1-SL

BALMA

CCM

1996

PRATO

1-SL

ALPET

CCM

1996

ARTESINA

1-SL

LA TURRA II

LEITNER

1993

ARTESINA

2-CLF

CASTELLINO

SACIF

1992

(*) seggiovia Nascivera usata : ex Zerotta Courmayeur (1978)

ARTESINA

1-SL

SELLA POGLIOLA I E II

LEITNER

1987

ARTESINA

1-SL

LA TURRA I

LEITNER

1984

PRATO

1-SL

VIOLA

MARCHISIO

1980

(*) d'angolo

FRABOSA

1-SL

LUSERA

MARCHISIO

1980

FRABOSA

2-CLF

PASKIREAUX

GRAFFER

1980

(*) I Tronco Monte Moro

FRABOSA

1-SL

CHIOTTI

GRAFFER

1980

ARTESINA

1-SL

MIRAFIORI II

LEITNER

1979

ARTESINA

1-SL

ROCCHE GIARDINA

LEITNER

1979

ARTESINA

1-SL

COSTABELLA

LEITNER

1977

PRATO

1-SL

ARGENTO

MARCHISIO

1977

(*) d'angolo

PRATO

1-SL

MARRONE

MARCHISIO

1977

ARTESINA

1-SL

DELLA TRUCCA

LEITNER

1976

ARTESINA

1-SL

MIRAFIORI I

LEITNER

1975

PRATO

1-SL

ROSA

MARCHISIO

1974

PRATO

1-SL

ARCOBALENO II

MARCHISIO

1974

PRATO

1-SL

ARLECCHINO I E II

MARCHISIO

1973

FRABOSA

4-MGD

MONGROSSO-BURRINO-MALANOTTE

CERETTI TANFANI

1970

FRABOSA

1-SL

PIAN DELLA CROCE

MARCHISIO

1970

FRABOSA

1-SL

CAMPETTO

MARCHISIO

1970

PRATO

1-SL

ARCOBALENO

MARCHISIO

1969

ARTESINA

1-SL

CIMA DURAND

MARCHISIO

1969

PRATO

1-SL

AZZURRA

MARCHISIO

1969

PRATO

1-SL

ROSSA

MARCHISIO

1968

(*) d'angolo

ARTESINA

1-SL

DEL COLLETTO

MARCHISIO

1968

ARTESINA

1-SL

QUARTI

MARCHISIO

1968

PRATO

1-SL

BLU

MARCHISIO

1968

ARTESINA

1-SL

DEL MONDOLE'

MARCHISIO

1967

PRATO

1-SL

VERDE

MARCHISIO

1967

PRATO

1-SL

GIALLA

MARCHISIO

1966

PRATO

1-SL

ARLECCHINO

MARCHISIO

1966

ARTESINA

2-MGF

SELLA POGLIOLA

MARCHISIO

1963

FRABOSA

1-SL

DEL CAMPETTO

MARCHISIO

1962

FRABOSA

1-CLF

MONTE MORO

MARCHISIO

1957

(*) Impianto ricostruito con stazione motrice a monte per migliorare l'aderenza sulla puleggia motrice, incremento della portata oraria a 260 persone

FRABOSA

1-SL

PIAN DELLA CROCE

MARCHISIO

1957

FRABOSA

1-CLF

MONTE MORO

CARLEVARO E SAVIO

1948

(*) Primo impianto con stazione motrice a valle, portata oraria 144 persone